…il punto in cui la terra sembra infinita e varia come le generazioni quando si incontrano
Sto raccogliendo le forze, le metto una sull’altra per raggiungere le vette di un castello immaginario, senza arrivare mai a vederlo neppure da lontano, ma so che c’è, nascosto oltre la nebbia. L’unico obiettivo guardare lì, in quella direzione che non riesco mai a tenere fissa davanti agli occhi, come s’incrociassero, come se i nervi della testa potessero tenderli e scoccare dardi soltanto lontano dal mio bersaglio. E allora mettere una mano dietro l’altra, imparare di nuovo a stare in piedi, come un malato, masticare sentendo i sapori, fare l’amore senza pensieri, lasciare tracce da ritrovare piacendo a dio e a noi, non sporcizia ma segni, non incuria ma sovrappiù d’esistenza. Riconquistare le distanze fino a che il vuoto non sia più pauroso, e il salto verrà. “Voglio solo la mia casetta e un po’ di tranquillità…”. Le mie parole raccolgono le tue. “Un po’ di spazio per stendere le gambe e non sentire intralci tra i piedi e la strada”.
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