Contravvenendo alle regole che mi sono data, affianco il racconto stavolta con un pensiero. Questo lo scrissi quando buttai giù questo dialogo/racconto su Orfeo ed Euridice. In realtà sul mito greco a me sarebbe sempre piaciuto riuscire a scrivere qualcosa di più esteso. Poi una volta mi sono imbattuta in una poesia di Rainer Maria Rilke, e l’immagine di Euridice “divisa come un’ultima ricchezza” mi ha tolto di gioco. Le parole che seguono sono ovviamente una parte del mio pensiero. Che in un altro momento metterò per iscritto. Perché su Orfeo e Euridice ho pensato molto. E non ho ancora finito di pensarci.

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il mito di orfeo ed euridice: a un certo punto ho capito. così semplice è il significato del mito, che quasi spaventa, atterrisce. “orfeo, non voltarti indietro”. Lo dice chiaramente: orfeo troverà la sua donna solo guardando avanti, verso la vita, senza adagiarsi triste e ansioso sul passato, come dire che ogni donna può essere euridice, perchè non importa la lucentezza dei capelli o il candore della pelle, non importa il sembiante, come direbbero i colti, ogni donna è bella esattamente come euridice se quella donna è la donna di orfeo e ogni uomo è orfeo, per cui un mondo nasce dalle parole e muore in esse, ma solo la creatura cui furono dedicate può dare vita e sostanza. orfeo si volta, torna sui suoi passi, ed euridice è così condannata a restare pallida figura di una donna che fu e non è più. le donne uccideranno orfeo non per invidia o per disperazione, ma perchè orfeo è il demone della sterilità, del rimpianto, dell’attaccamento alla bellezza leggera e sfumante che non lascia alle donne più fiato di un solo tiepido respiro.”

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