C’era una volta un re con le sue tre mogli che amava tanto: Chiara, Filippa e Romina.
Romina era la più bella e giovane. Con gli occhi color del cielo e i capelli rosso amarena, le guance morbide e i seni appena sbocciati. La dolce Romina era figlia di un pastore capitato nel regno del re, un giorno che inseguiva una pecora, Romina, scappata al gregge. Il pastore che si chiamava Eugenio vide Romina che scorrazzava nelle terre del re e la apostrofò: “O Romina, unn’è che vai? torna a la casa, pecora della malora”. Ma Romina niente. Restava immobile a contare gli òmini.
Passò una strega che scappava dai cani del re proprio in quel momento. “Bastardo d’un cane”, diceva al re, non ai cani “se mi capiti sottomano ti rigiro come una seppia!”. La strega, come vide la pecora, pensò: “Ora gli fo un bello scherzetto!” e trasformò la pecora in fanciulla. Cosicché il re, che veniva dietro ai cani, vide la bimbetta e se ne innamorò. Piccola e rossa come una ciliegia. Una delizia. Il pastore andò su tutte le furie. “O che tu vuoi, pastore? Che la pulzella è figlia tua?”.”Sì, maestà, ma vede, l’è che c’è un problema…”. “Spara, avanti, me la voglio sposare, sa, mica me la inchiappetto senza darle una dote! o non ti fa piacere d’averci un re per genero?”. “No maestà, è che la bimba l’è una pecora!”. “Questa è bella! Che avrei capito se m’avessi detto che l’è una somara, ma una pecora proprio no! E te come fai ad aver per figlia una pecora?”. “Maestà, suvvia, siamo òmini di mondo. Io son pastore, mica contadino. E’ che il tempo passa e la casa l’è lontana. Mai così lontana. E capita…”. “Capita?”. “Capita, capita!”. La strega sbellicava dalle risate, poiché il re tirava da una parte e l’Eugenio da un’altra, e la povera Romina in mezzo belava, ma belava, ma belava così forte che era uno strazio per il cuore.
Non vi dico la faccia delle altre due mogli, quando videro la bimbetta. “Un’altra? ma te sei scemo, eh? Già si stava stretti in tre qua dentro, figuriamoci in quattro”. Chiara era piuttosto contrariata. Filippa, la più vecchia, vedeva la pelle morbida e lucente della nuova arrivata e pensava che presto l’avrebbero mandata in pensione. Il re non volle saper ragioni: “La sposa ormai ce l’ho, e guai a chi me la tocca!”.
Il problema non era la gelosia delle altre due, nè la libidine sfracellante del re. Il problema era Romina. Che non la finiva mai di belare. E la notte non pigliava sonno se non le si faceva contare almento 130/140 òmini. Così il re aveva cominciato a sentirsi un pò moscio, le due mogli parecchio insonnolite. Allora il re mandò a chiamare il pastore Eugenio. E stabilirono di comune accordo: “Te ti porti la Romina la notte a farla dormire con l’altre pecore, io me la tengo di giorno. E le sia tagliata la lingua, che non beli più per carità!”.
C’era una volta un re con le sue tre mogli, che amava tanto. Beeeeh, forse erano due.

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