Gli angoli della strada si arricciano al sole, mentre la nebbiolina del vapore estivo satura l’aria e si porta via i miei pensieri più lucidi. Aspetto qui, all’ombra, che lui passi, per sentirmi avvampare dalla voglia di averlo, e pensare che sia la mia giovinezza senza tempo che lo brama dentro, e non il calore di una vecchiaia che sta sbocciando. Si invecchia come quando si nasce, a un certo punto il corpo brucia, e si contorce e trasforma, e come quando si nasce dobbiamo tagliare le corde con la smania di avere tutto e subito. Aspetto all’ombra per non bruciarmi, so che ciò che mi scotta colpisce a prescindere dalle mie protezioni e cautele. Lo vedo passare ogni mattina e l’occhio mi si illanguidisce. Aspetto e penso che non è giusto prendere il posto di un’altra donna che più giovane, più fertile, più capace di me dovrebbe occupare. Lui getta uno sguardo nel vuoto ogni volta che accosta il cancello, e io penso che sta sondando il terreno delle sue conquiste. E che in quel terreno ogni volta mi ignora. Bella illusione di andare e venire con l’uomo che bramo.

La piccola Lola è andata a vivere a casa di Teresa. Dopo che lei è morta di vecchiaia alla rispettabile età di 89 anni, Lola ha preso armi e bagagli e si è trasferita al primo piano. Ho visto un giorno che apriva tutte le imposte di casa, e appendeva alle finestre fiori colorati, sbatteva vecchi stracci da buttare via, e teneva alzata sulla testa una coda fucsia piena di spilli e piume. La piccola Lola ha 40 anni, ma è molto giovane per la sua età. È appena diventata una donna, dopo che per tanto tempo era rimasta nel corpo sbagliato. Ha voglia di uomini e si fa possedere dai ragazzini. Quelli freschi, appena barbuti, le fanno sembrare che non ha sprecato tempo, che non c’è stato intervallo tra il primo vagito e il primo gemito. Lola li raccoglie per strada, nei bar, il più delle volte e se li porta dietro con scioltezza, come degli acquisti di poco conto. Vado a fare shopping, sculetta urlando via da casa. Io sorrido, penso che raccogliessi tanti uomini con quel culo forse mi sentirei meno vecchia anch’io.

Serena non reca disturbo. Accompagna col braccio piegato all’indietro la chiusura della porta, dice che una porta che sbatte è sintomo di cattiva educazione. Io accetto la sua precisione perché mi fa sorridere, sento quel passo felpato e immagino che un giorno mi ucciderà per la sorpresa di trovarmela addosso senza averla vista arrivare, e mi arrabbio e sorrido. Perché in fondo non avrei potuto trovare compagna migliore per i miei silenzi. È come un gatto, ma mi prepara anche il pranzo.

Share
  • Print
  • email
  • FriendFeed
  • Facebook
  • LinkedIn
  • Twitter
  • Digg
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Netvibes
  • Yahoo! Bookmarks