“Condividere
…è meglio che dividere…”
disse mariantonietta al boia…
e il boia rispose
“dovevi pensarci prima”.
“ma io non sapevo, non potevo sapere… tutta una vita tra fiocchi e lustrini… al mattino una luce fioca e rosata entrava nella stanza, attraverso la tenda. io aprivo gli occhi. non potevo muovermi. all’inizio, un senso di disagio, allo stomaco un crampo, come di fame, ma per troppo sonno… la cameriera non veniva a svegliarmi. contavo i minuti, le ore… ore… come si può? mi va di uscire, correre, respirare, mi va di amare… ma anche questo, in silenzio: devi amare in silenzio, dissero, nell’ombra dei complotti, sotto i divani che servono al re per far accomodare i suoi nemici. quanti sussurri. troppi per le mie tenere orecchie di donna. capivo la politica perché la facevo io: quanto sei disposto a pagare per questo trono? quanto per un ducato? il dibattito era animato, nella sala del
Consiglio. tra un ballo e lo champagne piroettavo con avversari che erano
amanti, con amanti che erano avversari. e mi chiedevo: “qual è il prezzo
giusto?”. poi la cameriera venne a svegliarmi, e scoprii il prezzo… ma io
volevo solo correre, respirare, amare…”
“volevo scoprire la bellezza. ognuno portava un quadro, un fiore, ognuno veniva con una chiave per aprire la porta che da sul mondo dei sogni… ma non ero mai paga, mai alcuna opera poteva riempirmi la vista di bellezza abbastanza. travestivamo la vita dei nostri desideri. eppure, al tramonto, quando cacciavo la bianca cipria dal viso… non c’era luce nei merletti, nessuna nelle parrucche, e le candele scurivano col loro fumo il soffitto dorato… non c’era luce che uscisse dal mio viso. io, la più potente regina che si affacciasse ai balconi d’europa. piccola e minuta, un’ombra qualunque. malattia del pensiero. la mia grandezza superava la natura umana, il potere mi apparteneva come un anello, che trova il suo senso solo al dito della dama. eppure il tempo e lo spazio, quanto erano più grandi! me ne accorsi il giorno che morì il mio cane. gustave, colpito da un cacciatore di
frode. piansi amare lacrime, sospiri di disperazione. qualcuno mormorò. ma
non piangevo per gustave. nel colmo della mia crudeltà, piangevo per il mondo. forse presentii la fine. lontano, lontanissimo mi apparve quel mondo dei sogni in cui sempre cercavo rifugio. era piccolo, stretto, fatto solo per me, troppo stretto per accogliervi tutti. quel mondo sarebbe morto. quel mondo stava già morendo…”
“fu allora che iniziò: ebbi paura. una paura totale. mi tremavano le gambe al pensiero del sole, brividi scorrevano al sentire parlare del mare. e la gente. troppa gente. migliaia di persone, milioni, miliardi… non sono così tanti, mi dicevo, e tremavo… cominciai ad uccidere. speravo di eliminare il male, distruggere e cancellare da questa terra ogni segno del mondo. volevo che quel piccolo regno di sogno ne prendesse il posto. ma il sogno stava morendo.
“nella penombra e nella polvere, stamani ho visto la cella. volevo correre, respirare, ma un dolore incessante al fianco continuava a togliermi il fiato. mi hanno posseduta in molti l’altra notte, ho conosciuto la violenza.
e non sapevo, non potevo sapere cos’era. ogni evento, lassù, dalla torre cui mi avete strappato, è solo un segno di se stesso. una parola, un’immagine disegnata dal miglior artista. i segni mi hanno ingannata. ma i segni inganneranno ancora. voi, con le vostre lame, e le pubbliche esecuzioni, con le vostre feste, le ho viste attraverso le sbarre. questo è il momento della festa. ma verrà anche per voi quello della paura, verrà il momento in cui i segni cresceranno come rose a coprire la verità della terra e la paura di quello che siete infetterà i semplici sogni, quelli che ora condividete con me: respirare, amare, vivere…”
il boia alzò le spalle. strinse nel pugno la corda, tesa, immobile. non un ronzio di mosca, non un alito di vento. l’immensa piazza vibrò all’unisono. un grido di gioia si diffuse per l’aria, tremarono i vetri delle case
circostanti, un’eco lontana rispose al richiamo della folla. altrove si alzava una barricata, iniziava una nuova notte di insonnia. il boia raccolse la testa prima che rotolasse giù dal palco. Sorrise e guardò il carro che si allontanava col corpo diviso.

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