…il punto in cui la terra sembra infinita e varia come le generazioni quando si incontrano
Nuovo esercizio di scrittura creativa che per la pausa natalizia non ho avuto il tempo nè di affinare nè di postare. Stavolta si tratta di giocare con le parole, sulla scia delle sperimentazioni dei surrealisti. Il nostro insegnante ha inviato 7 frasi con parole pescate a caso dal dizionario. Frasi composte di soggetto, predicato e complemento. A noi il piacere e l’onere di trasformare un gruppo di parole insensate in un racconto che sia evocato da questi accostamenti divertenti o drammatici o semplicemente poetici.
Col prossimo post, vi copio le altre frasi, magari mi date una mano, visto che, come nella buona tradizione scolastica, non ho fatto gli esercizi e mi sono dovuta giustificare!!!
Il bosco trasandato assaggiò il vocabolario esotico
René aveva trascorso quindici anni nella casa di campagna dei suoi nonni. Dal giorno in era nato fino al giorno in cui malamente la madre raccolse i suoi pochi panni e lo spedì in America a rifarsi la vita insieme al padre. Era una casa piccola, senza bagno, un’ora a piedi dal primo paese, non c’erano molti animali, non c’erano giochi, non c’erano spesso nemmeno i suoi genitori. C’erano i nonni, l’amico Fabrice a poche centinaia di metri, e gli alberi del bosco in cime alla collina. Ai nonni di Renè non piaceva quando lui andava a giocare nel bosco, pieno di sterpaglie e rovi e cicatrici del terreno, in cui più d’uno aveva perso la vita cadendo. Ma Renè amava il caos di quel bosco, il volo degli uccelli, gli sciami d’ape, le tane di talpa. A Renè ogni angolo del bosco sembrava animato e confidente, un buon amico cui raccontare i propri sogni. Fu così che dall’età di otto anni principiò a scrivere al bosco, sul bosco stesso, ogni giorno una parola, una nuova scoperta, desiderio o ricordo lontano che aveva di nuovo incontrato. Raccontò agli alberi sulla corteccia e alle pietre sulle superfici piatte. E sul terreno con le foglie e i rami secchi e in cielo immaginando parole di nuvole. E a passeggiare in mezzo al bosco avresti creduto che fosse abitato dal folletto delle parole sconosciute, che lo ricoprivano in ogni angolo come un grande libro spalancato sotto le stelle.
Il brodo labirintico decorò la coscia marxista
Carlo e Luisa erano nemici inseparabili, amanti appassionati e crudeli l’uno con l’altro, il giorno e la notte che quando si incontrano fanno faville. Lei volitiva, carnale, frivola quanto basta per fare uscire di testa un uomo. Lui operaio filosofo, con la fissa per la peste della proprietà privata e di Italo, lo squadrista calvo che andava vantandosi per tutti i bar di paese della propria possanza fisica. Erano tempi magri, giorni cui persino la luce sembrava mancare, tanto erano stretti gli occhi per la fame. Carlo si alzò come ogni giorno per andare a cercar lavoro, chilometri da pedalare roso dal dubbio di quel che faceva la Luisa mentre lui era via. Sulla via del ritorno un profumo nell’aria lo salutò già prima di entrare in casa, un profumo intenso da sconvolgere le viscere. In casa, sulla stufa a legna sobbolliva vivacemente un pentolone pieno di un fluido dorato. Affacciandosi sull’orlo, Carlo vide rovesciarsi nelle profondità del brodo patate tagliate a brani, rondelle di carote che esalavano profumo d’orto. E ancora salivano erbe e voluttuose rotondità di cipolla. Come uno spavento finale, in quel intreccio di olio, acqua e sugo emerse infine un grosso pezzo di carne, ma non un osso o uno scarto grasso, proprio un pezzo di carne morbida e succosa. A Carlo crebbe il desiderio e subito a seguire il tarlo del dubbio gli rosicchiò ogni luogo rassicurante che quel brodo aveva innalzato nell’animo. Al suo ingresso, Luisa trovò Carlo intento a smarrirsi nel brodo. “Sei un puttana!”, urlò dal profondo. Luisa ne fu pietrificata. Carlo proseguì ripescando tutto il repertorio di insulti e invettive che in quei tempi di manganello teneva ben stretti in gola, finché Luisa esasperata e ormai dimentica della fame e della guerra, prese il pentolone con entrambe le mani e con gesto teatrale lo riversò intero sul suo amato.
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Blimunda
gennaio 21st, 2008 at 18:29
Zoe, leggerti è un piacere gastronomico
zoe
gennaio 23rd, 2008 at 11:47
grazie cara, lo sai in fondo che la mia aspirazione è possedere un luogo ove sia possibile mangiare e leggere con gran soddisfazione di entrambi gli stomaci
sciroccata
gennaio 25th, 2008 at 22:09
carlo e luisa ci piacciono!
e anche l’osteria vineria trattoria libreria. ia ia ò.
zoe
gennaio 30th, 2008 at 12:33
:D
anche enoteca wifi, prego
Blimunda
febbraio 6th, 2008 at 00:14
sì sì, con il vino che lo bevi anche solo annusando l’aria
zoe
febbraio 7th, 2008 at 14:09
stupendissimo! e che ti ubriaca al solo pensiero. così costa poco e ci divertiamo tutti di più :D