…il punto in cui la terra sembra infinita e varia come le generazioni quando si incontrano
Avevo iniziato a rispondere a un post di Daniela, poi la mia riflessione si è fatta troppo lunga e articolata per stare tutta in un commento, quindi ho deciso di proporla qui.
Tutto nasce da un post di Daniela di qualche giorno fa che avevo segnalato su twitter: noi ragazzi di oggi che nasciamo dagli anni ’80, nonostante i capelli abbiano cambiato altezza e spessore e le superga non siano più quelle di una volta, ancora sentiamo nel profondo qualcosa che ci accomuna, molto direi, tanto che mi ero trovata perfettamente d’accordo con quanto scriveva Daniela. Poi la sua riflessione è proseguita, stimolata dall’interesse suscitato e dal tema che ci appassiona.
Perchè, diciamolo, noi degli ’80 adoriamo l’autoreferenzialità (come la televisione in cui siamo cresciuti). Ma anche perchè, e mi trovo di nuovo a convenire con Daniela, questo è un target di utenti che non è veramente esplorato, c’è qualche film che lo racconta, ma farcendolo di troppe eccentricità da upper class newyorkese, anche quando il film è ambientato a scurcola…
E qui veniamo al punto: Daniela descrive in breve il target dei 30-35enni di cui facciamo orgogliosamente (?) parte, la quoto:
Profilo: uomo donna, 30/35 enne, vive nelle grandi città (dove è arrivato per studio o lavoro), ha un’interessante potenziale capacità di spesa, viaggia, passa molto tempo fuori casa, si nutre di cultura, sperimenta cucine di tutte le etnie, è radical chic nella scelta degli abiti, attento al benessere del corpo, conosce e pratica filosofie orientali, suona, canta, legge, segue Obama e spera nel futuro. Non guarda la tv. Fa una spesa etica, ricicla, ama le cose semplici e genuine. E, allora, dove forma i suoi gusti? Dove lo si intercetta? Perché indossa le Camper e legge Repubblica? Perché non fuma e beve moderato?
Il punto è che questa descrizione, a mio avviso, ci racconta come vorrebbe essere l’uomo/donna nato negli anni 80. la verità è più prosaica:
il 30/35 enne vive nelle grandi città (dove è arrivato per studio o lavoro) ma sogna di tanto in tanto la fuga (vanno alla grande gli agriturismi immersi nel verde e i B&B stile loft con vista sopra i tetti, i baretti finto rovinosi in riva al mare e le vecchie osterie zozze e gustose come quelle di una volta),
ha un’interessante potenziale capacità di spesa (e oltre l’ambito culturale, direi che spende soprattutto per viaggi e cibo, che ritiene ambiti culturali anch’essi),
viaggia (predilegendo low cost perchè non naviga nell’oro, salvo lamentarsi dei pochi servizi, quindi un pacchetto di voli a prezzi contenuti da una compagnia di bandiera non gli farebbero schifo),
passa molto tempo fuori casa (per necessità, e rosica, infatti come può compra oggetti per arredare una casa che vede poco e sentire che la trascura meno, mi viene da pensare che chi ha sfruttato poco il target in questione sono le ditte di pulizia…),
si nutre di cultura (che preferisce esotica, salvo riscoprire il fascino del tribale locale, da gustare in tutte le varianti: a teatro, nelle piazze, in formato cd ma anche a tavola, con serate a tema tipo musica e vino, poesia e cibo, … fino a cercare i prodotti regionali sugli scaffali dei supermercati di grandi catene),
sperimenta cucine di tutte le etnie (ma gli piace la parmigiana di mammà, direi che la barilla ha preso in pieno il target con la sua pubblicità sugli amici-della pasta),
è radical chic nella scelta degli abiti (e anche ethical chic, scarta il made in china simbolo di scarsa qualità e sfruttamento, salvo far rientrare il made in indonesia simbolo di rivalutazione del lavoro femminile…)
attento al benessere del corpo (solo a intervalli però, perchè se è attento a cosa mangia e cerca di fare sport, non ha le risorse e il tempo per dedicarsi veramente al benessere del corpo, quindi un massaggio ogni tanto, un week end in qualche luogo termale, il turismo della salute insomma, lo apprezza, purchè questo non lo faccia sentire come un 70enne nordeuropeo),
conosce e pratica filosofie orientali (che abbandona alle soglie del matrimonio o di una gravidanza per approdare a un sano e inorgoglito disinteresse, qui le religioni non trovano terreno fertile, mentre un produttore di bomboniere per cerimonie dovrebbe buttare un occhio nel mercato equosolidale),
suona, canta, legge, segue Obama e spera nel futuro (il più delle volte fa tutte queste cose credendo di avere una videocamera puntata addosso e quindi il problema più grande è come autorappresentarsi come persona che suona, canta, legge e segue obama, senza sembrare un amico della De Filippi o un figlio dei fiori rimasto indietro, sotto questo profilo il look e i luoghi in cui esprimere queste potenzialità sono piuttosto carenti).
Non guarda la tv (ma guarda il satellite, naviga su internet e scarica film, va al cinema più della media, acquista cd più della media, va per concerti nella media, la polivalente offerta culturale delle grandi città trova in lui/lei terreno fertile di interesse e disponibilità di acquisto, con il risultato che l’ormai ex ragazzo/a di 35 anni spende il doppio dei suoi genitori per seguire i propri interessi, ma conosce pochissimo gli interessi degli altri, e infatti per non restare chiuso fuori dal mondo usa facebook o il messenger anche se se ne proclama immune….).
Fa una spesa etica, ricicla, ama le cose semplici e genuine (questo è il nostro capolavoro di autorappresentazione: acquistiamo eticamente prodotti dall’altro capo del pianeta, che solo per arrivare qui da noi ammazzano centinaia di ettolitri di ossigeno al giorno – e persone, animali, piante – compriamo cose semplici e genuine da agricoltura biologica e allevamenti biologici e rivenditori biologici, tranne poi cuocere il latte fino all’ebollizione e completa sterilizzazione e acquistare l’amuchina da passeggio per disinfettarci le mani quando siamo in giro, e tre diversi tipi di salvaslip per non lavare di gomito e candeggina le mutande che come tutti i cristiani siamo soggetti a macchiare ogni giorno. Sul riciclaggio, non ha valore statistico, è troppo diversa la mappa del riciclaggio dell’Italia contemporanea…).
In conclusione, tutto questo annotare e rispondere punto punto, per dire che l’amico ottantino è un pout pourri di contraddizioni ben articolate e occultate dall’idea che abbiamo degli ottantini: celebra il rock progressive ma non perde occasione per intonare un coro su lady oscar, rispetta l’ambiente ma non viaggia senza cellulare, usa facebook ma detesta o il più delle volte se va meglio disdegna di frequentare i compagni di scuola per non fare la fine dei film di verdone.
E arriviamo alle domande di Daniela, quoto:
E, allora, dove forma i suoi gusti? Dove lo si intercetta? Perché indossa le Camper e legge Repubblica? Perché non fuma e beve moderato?
A parte l’ultima, che non condivido (fuma fuma, e non beve affatto moderato, quello è il quasi 40enne che si dice astemio per cultura), le altre le ripropongo io ai miei amici ottantini, provando a dare a mia volta delle risposte:
web project manager, web designer and user-interaction expert, more or less... profile on linkedin
daniela
luglio 27th, 2009 at 18:30
Letto d’un fiato, ti rispondo con calma. mi sembra un bel modo, utile, di sviscerare la questione. e mi sto documentando anche su un altro aspetto, causa/effetto di ciò che siamo e vorremmo essere: i cartoon. a prestissimo
marcovaldo
luglio 28th, 2009 at 15:06
moooolto interessante.
a parte il rapporto tra essere e voleressere
e tra identità e rappresentazione di sè
noto di soppiato
che avete trascurato le bata.
.
sciroccata
luglio 28th, 2009 at 16:28
cara zoe, io non indosso le Camper ma leggo Repubblica. è grave?
sciroccata
luglio 28th, 2009 at 16:29
e tra l’altro fumo. ancora più grave.
zoe
luglio 28th, 2009 at 17:37
no camper no party, direi :D comunque direi che non è un problema, come per il fumo. più grave se non leggessi repubblica, e ancora più grave internazionale…
zoe
luglio 29th, 2009 at 12:14
sì però bata è made in china (pure la camper sospetto)…
fraq
agosto 1st, 2009 at 00:06
ma perchè, gli anni 80 sono finiti? Urca