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Finalmente il freddo, tuoni e lampi, la natura che volta faccia e l’autunno che si propone in tutte le sue più tipiche manifestazioni mi avvertono che è finito il tempo della vacanza e inizia una nuova stagione. Io questi lampi li ho presi come un buon auspicio, del fatto che non è vero che non esistono più le mezze stagioni e che ogni volta che cambia il clima, purchè cambi secondo cicli “naturali”, vuol dire che un nuovo inizio ci si presenta davanti, ed è un nuovo inizio che rigenera. Questo inizio per gli esseri umani è accompagnato solitamente da buoni propositi (per la vita nuova, l’anno nuovo, la stagione nuova).

Così, ieri sera mentre mettevo in pratica i primi buoni propositi stagionali (mangia verdure, stira i panni asciutti prima di comporli in architetture sempiterne, lava i piatti prima che lo sporco si crostifichi, leggi tutto “internazionale” entro il giovedì sera), ho scoperto una sottile linea rossa di questo inizio di stagione: lo stile di vita ecocompatibile. Nel giro di pochi giorni mi si sono presentate davanti agli occhi tutta una serie di risorse e riflessioni per avviare con la nuova stagione un nuovo stile di vita, più sostenibile per il pianeta.

Voglio condividere queste risorse, magari inizia un nuovo ciclo, che potrà portarci lontano da questo olezzo infernale che sta invadendo le nostre città, le nostre campagne, finanche le nostre coscienze:

EqualWay:  social network a sostegno dei “gruppi di acquisto” sostenibile e dei produttori di prodotti a chilometro zero

Watermap: mappa delle fontanelle di Roma, per visitare e muoversi nella città eterna senza restare mai a corto di risorse idriche

Mater-bi: è una materia plastica innovativa, prodotta in Italia (a Terni dalla Novamont) di cui vengo a conoscenza attraverso Internazionale: si tratta di una plastica altamente biodegradabile, che si consuma nel tempo di una mela. Trovo utile sapere che ci sono certi prodotti e come si chiamano, per esigerne l’utilizzo da chi vuole ripulire la propria coscienza ecologica più con campagne di comunicazione e strombazzamenti in ogni dove che con serie e concrete azioni di riduzione delle emissioni.

Infine una citazione dal bel libro di De Pascale che sto leggendo (Ritorno alla città distratta), che mi sembra riassuma bene il perchè e il per chi:

“e così, un bel giorno, in centro i cassonetti dell’immondizia si presentarono colmi e straboccanti. I sacchetti si disponevano in lunghe file o ammassi slabrati e le strade principali, quelle secondarie e terziarie (insomma l’intera rete stradale cittadina) erano caratterizzate dalla presenza di una sorta di trincea: i rifiuti.  Il contagio si è diffuso improvvisamente e c’è stato qualche casertano che ha telefonato ai vigili urbani perchè, per l’eccessiva presenza dei rifiuti, aumentata dalla mattina alla sera, non riusciva più a uscire o rientrare a casa. [...] A tavola, tristemente, quei casertani mangiavano senza voglia, perchè sentivano nelle narici la puzza dei rifiuti; in verità avvertivano l’ala nera della depressione avvicinarsi come una cappa, per avvolgerli. [...] Ma allora, concludevano ormai con affanno: se così stanno le cose, che futuro potrà avere Caserta se noi padri, commercianti, artigiani, operai, architetti, ingegneri, avvocati ecc, non proviamo nemmeno ad assicurare un minimo di conoscenza, cioè di dignità, alle generazioni future? La vogliamo risolvere o meno questa situazione? Altrimenti saremo in futuro costretti a dichiarare: siamo nella merda, ma ci piace tanto. Poi quei casertani, sfatti, depressi, rinunciavano perfino a mangiare.”

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