Avviene nella calda estate del 2009 che io, dopo aver professato e messo per iscritto che noi generazione di trentenni attuali ricerchiamo il libro, il cd, il dvd come bene di consumo prima di tutto mi sconfessi e getti alle ortiche la mia tessera della Feltrinelli. E’ scattato qualcosa nella mia testa bacata. Sarà la vecchiaia, l’ormone o il gran caldo, non saprei indovinare. Ho l’ambizione irreprimibile di cercare di spiegare ai miei pochi lettori le motivazioni razionali, quelle irrazionali le lascio al mio inconscio e a chi lo troverà interessante.

Il contesto: per economia o per diletto, ero anche io parte della magnifica schiera degli appassionati acquirenti delle librerie Feltrinelli. Casa editrice prima che distributore, distributore fornitissimo rispetto a buona parte dei suoi concorrenti di larga scala, questa catena soddisfaceva molta della mia insaziabile voglia di letture. Poi avvenne qualcosa, alcuni anni fa, una fusione con un’altra catena che pure frequentavo con insaziabile voglia di musica. Ricordi Mediastore una volta distribuiva spartiti e strumenti musicali oltre alle ultime uscite discografiche e a classici del jazz scontatissimi. Il primo cambiamento l’ho incontrato lì. Una variante impercettibile, ma sostanziale, delle mie uscite pomeridiane nei caldi sabati romani. Ricordi ha smesso di essere tappa del mio personale percorso dello shopping già da un po’, e gli spartiti li vado a cercare nelle librerie specializzate o all’Auditorium, i grandi classici del rock e del jazz da Discoteca laziale, gli strumenti musicali per rifarmi gli occhi (non so suonare nemmeno il flauto delle medie) li ammiro dalle vetrine dei negozi di strumenti musicali. E’ più faticoso, ma più appagante. La catena di librerie ancora resisteva tuttavia, fino a questo agosto, alle mie tendenze anticapitalistiche. Gran varietà di narrativa e molti reparti specializzati in cui curiosare. E la tessera.

Antefatto: la tessera, l’ho presa circa due anni fa. Mi ricordo come oggi la commessa che mi infila in borsa la magnifica bustina col bordo rosso dicendomi: non c’è più la promozione della tessera gratis, ma queste sono le ultime, ve le diamo lo stesso. Ci omaggiarono, me e il mio compagno, di una tessera feltrinelli con cui potevo accumulare punti e sconti. Ogni 3 euro spesi un punto, ogni tot punti, tot euro di sconto. A farmi due conti, lo sconto arrivava al massimo dell’accumulo al 20%, e per accumulare i punti necessari era un salasso. Avevo trovato anche l’inganno involontario in cui erano incappati i grandi scienziati feltrinelli che avevano inventato il sistema: il sistema infatti ti consentiva di accumulare punti anche se regalavi un buono in denaro. E se quel buono in denaro lo regalavi a te stesso, riaccumulavi punti quando lo spendevi. Questo presupponeva però una dedizione totale al distributore, un’anticipazione di cassa costante, per scroccare quell’euro in più di sconto che cominciava a diventare interessante solo nel reparto di fotografia e di storia dell’arte. Alla fine, andavo regolarmente a comprare poesie e romanzi con la mia tesserina senza troppi pensieri. Con un piccolo fastidio. Come una puntura di zanzara. Una cosa insignificante per chiunque sano di mente. Ogni tot mesi, a volte anche ogni 6 o ogni 3 mesi, andavo in libreria e scoprivo che se non spendevo i punti accumulati li perdevo: a volte perchè è il 31 dicembre, a volte perchè è la promozione di Pasqua e ti danno altri 10 punti gratis se acquisti libri, a volte perchè i punti hanno superato l’anno e se non spendi scadono. Con il risultato che ad ogni po’ bisognava acquistare libri, pena la perdita dei vantaggi acquisiti.

Fatto: sabato 22 agosto 2009 sono andata alla feltrinelli. Scopro che i punti sono stati convertiti in sconto immediato equivalente al 10% di quello che hai speso. i miei punti accumulati fino a maggio sono diventati 3 euro e 85, ma se non faccio acquisti entro il 30 agosto li perdo.

Ora, io credo profondamente nel fatto che leggere nobiliti, elevi i nostri istinti brutali incautamente risvegliati dal mezzo televisivo e ci conduca alle soglie della più alta nostra essenza spirituale. Il mio snobismo intellettuale mi porta a leggere per elevarmi, puro piacere intellettuale, e non semplice passione per la lettura. Quindi il mio snobismo mi porta a concludere che un libro sia un tramite di nobiltà. Ma la nobiltà, tranne quella decaduta che accumula spazzatura nelle segrete stanze di una reggia abbandonata, non si identifica nella numerosità degli oggetti. Il numero non conta. L’accumulo e l’elencazione di oggetti è una tipica rappresentazione dello spirito borghese, come mi pare di poter scorgere anche nell’omonima figura retorica così ben esemplificata nel Gargantua e Pantagruel.

Quindi, concludo: va bene che leggere nobilita ma accumulare libri come punti, per accumulare altri libri non ha proprio senso.

Volo alto ma potrei anche andare più terra terra e dire che la mia irritazione per questa scoperta di sabato pomeriggio deriva dal fatto che ho una specie di repulsione innata per tutto ciò che impone il Sistema: l’idea di dover cacciare anche solo un euro di tasca mia per non perderne 3 e 85 che non sono soldi in tasca mia, ma in tasca del signor feltrinelli mi fa girare la testa, mi rappresenta tutte le storterie mentali in cui viviamo. Ho in mente mille esempi di questi falsi guadagni, di questa falsa ricchezza e a questo punto anche di questa falsa nobiltà in cui ci accoccoliamo.

Alla fine concludo come ho iniziato, il mio spirito nobile (e tanto più nobile in quanto meridionale) urla dentro e fuori di me: I libri nun so’ patane!

Quindi non li comprerò più a scadenza fissa, dall’offerente forse più economico, ma da quello più esperto e capace, dove troverò l’oggetto ricercato, anche a un costo maggiore, fin dove potrò permettermelo.

E il mio sabato pomeriggio si allungherà di qualche altro chilometro.

Share
  • Print
  • email
  • FriendFeed
  • Facebook
  • LinkedIn
  • Twitter
  • Digg
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Netvibes
  • Yahoo! Bookmarks