Pietro, figlio di Gaetano, padre di Marina, guida matematica e spirituale dei suoi numerosi allievi che hanno posato le loro suole sulla polverosa terra del ginnasio casertano, usa raccontare codesta parabola ai suoi discepoli, figli e amici:

Nei lontani anni ‘70 un professore di matematica si poteva laureare in due modi: nel modo canonico, studiando su libri e numerosi fogli di calcolo generati a penna, e nel modo nuovo, studiando su libri e numerosi fogli di calcolo traforati per far svolgere a computer grossi come elefanti un solo semplicissimo compito. Quel che può fare un computer è quel che un uomo riesce a immaginare di fargli fare. Il computer è un ciuccio veloce. Se può fare tutto o quasi è perché qualcuno gli dice cosa fare. Bisogna vedere chi glielo dice, se è più o meno ciuccio di lui.

A casa nostra è entrato prima il computer che la lavatrice. Il regalo per la prima promozione importante della mia vita è stato l’uso quasi esclusivo del primo computer di casa (poi vennero il secondo e il terzo), il regalo per la maturità è stato un computer portatile tutto mio.
La parabola del ciuccio veloce più che una parabola è una linea guida di saggezza casalinga da seguire sempre.

ps: alla parabola del ciuccio veloce vorrei anche aggiungere una nuova meravigliosa perla di saggezza familiare: la differenza tra i direttori maschi e direttori femmine. I primi si ritirano a deliberare sulle poltrone di pelle umana, le seconde si ritirano a deliberare sulle poltrone di pelle di cazzo… :D

ps2: si vede che sono appena tornata da caserta?

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