…il punto in cui la terra sembra infinita e varia come le generazioni quando si incontrano
Secondo giro di valzer con gli esercizi di scrittura. Non sono più il ghepardo di una volta e ci ho messo una settimana per scrivere venti righe, che nemmeno avessi dovuto scrivere la divina commedia.
E siccome il risultato è scarsino vi faccio leggere un pezzetto che avrei dovuto consegnare la scorsa settimana e che invece ho inviato proprio stamattina. Questa volta la traccia è: prendi le lettere del tuo nome e cognome e scopri nella natura grafica e nel suono qualcosa che ti riguardi. Più o meno.
ecco il mio abecedario semantico:
m è un cammello che si allontana su e giù tra le dune, ondeggia solo lungo un vasto orizzonte, ma con calma, il panorama merita.
a è la danza del vento, quel intrico di foglie e rami secchi che si arrotola nella bufera, popola il mio nome come tanti residui di natura che non se ne vogliono andare.
La r è il ruscello, il panta rei, la natura liquida delle idee.
La i è l’acuto, il punto più alto su cui mi arrampico come su una corda, ma è anche un monito una freccia puntata che mi indica il cielo.
La n è il gemello, il compagno, lo specchio in cui la mano si raddoppia. Ha il potere di tenere insieme e moltiplicare le prospettive.
Due c raccontano il cicaleccio delle donne ai margini delle strade, un richiamo continuo di voci che si rincorrono, che mi ricordano perché mi piace scrivere, mi ricordano dov’è nata questa fantasticheria, sotto la quercia di fronte casa, durante i cieli stellati d’estate, mentre gli anziani sedevano all’aperto.
Verso la fine arriva d, la lettera imperfetta: il suono nasale di chi non riesce a parlare, la grafia di una coppia male assortita, l’alto e il basso, il grasso e il magro, l’insieme di qualcosa che è difficile tenere insieme.
ps: l’onomanzia di mia sorella s’è avverata. cadrai colpirai. infatti stamattina ha investito una cadendo… fosse che fosse la volta buona che si avvera pure la mia? magari smetto di dire cazzate e mi metto a scrivere sul serio
Ho iniziato finalmente il corso di scrittura creativa dell’Upter, e da subito a spiegarci che la scrittura creativa non esiste, che al massimo esiste la ricombinazione creativa della scrittura. vabbè, sono d’accordo. In fondo a me mi viene l’orticaria quando mi dicono che sono “una creativa”, ma non ho ancora capito se è per il risolino che si fanno sotto i baffi o se per il fatto che lo dicono ogni volta che me devono da’ ‘na sola… Comunque. Abbiamo gli esercizi, come a scuola. Io uno non l’ho fatto, adesso vedremo, se riesco a racimolare qualche istante tra uno spostamento e l’altro. Però questo dell’onomanzia devo farvelo leggere.
Dovrebbe essere un modo per interpretare nel nome un destino e una personalità. Dal mio io capisco che sono megalomane e ironica. Per cui non si sa bene se mi fa peggio la megalomania o l’ironia. Funziona così:
si anagramma il nome, le parole di senso compiuto che ne escono sono la nostra traccia. Io ne ho trovate varie, di formule magiche. La prima è il titolo di questo messaggio. Altre due sono nel testo che segue, una all’inizio, una alla fine. E il bello è che si annullano a vicenda.
Devo chiedere a mia sorella se mi posta le sue nei commenti. Perchè fanno scompisciare dalle risate…
Dir i carmi arcani. Parlare una lingua magica che abbia il potere di ripresentare il vero, una parola che addolcisce i dolori nel suono e li rende cari all’udito, e una parola che raccoglie il mistero dal profondo dell’antro della divinità e lo consegna alla luce. Ma le parole non ti appartengono, nascono e muoiono in un altro tempo, e tu che con la lingua e la penna rincorri continuamente il senso di questo dono imperfetto, ti sforzi di dire, ti sforzi di essere colei che dice, come la sibilla sulle foglie al vento, come a Cuma, ma senza dio, oggi. infine le parole sfuggono, volano via, si frantumano in frammenti irrisolti, sillabe, vocali, p, z, di nuovo volano via e tu infine, solo, rimani carica di R.
ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER!
Niente cinema per i miei occhi, sto vivendo il mio momento “ciabatta, copertina e mac sempre acceso”. E ovviamente resta acceso anche sky, la mattina però, mentre faccio colazione, e la sera tardi, dopo cena. Così l’altro ieri sera ho potuto finalmente recuperare non uno, ma ben due film che avevo visto uscire in sala pensando: questo lo vedrò sul satellite. Il pronostico si è avverato per la prima volta, non so, forse dopo un anno circa… Avevo detto la stessa cosa col Pirata dei Caraibi e non mi sono nemmeno accorta che l’avevano mandato in onda.
I film in questione: Il diavolo veste Prada e Lady in the Water.
Partiamo da una premessa: la prossima volta che sentirete dire che un attore o un attrice è strepitosa in un ruolo di un film leggero che non gli dareste due lire, pensate subito “grazie tante! pure mia nonna è brava a fare la modella vicino a Rosy Bindi”. Questo è tutto ciò che ho da dire sul diavolo di Prada. Inoltre trovo che la perfidia e la saccenza dell’universo della moda lì rappresentato appartenga alla maggior parte delle categorie di lavoratori che non si sporcano le mani di terra e olio per motori, nel mondo reale è un panorama sconsolante, e quindi il film è vecchio come commedia ancora prima di nascere.
Veniamo a Lady in the Water. Ora qualcuno potrebbe storcere il naso, perchè Shyamalan è un autore su cui si fa spesso polemica, e per qualcuno non è un autore. Quello che fece con Mel Gibson, i cerchi nel grano e gli alieni era imbarazzante, e non si trattava di un film porno. Sign, si chiamava, me lo ricordo ora che ne parlo. Eppure anche quel film aveva qualcosa. Come Unbreakable, e come Il sesto senso. L’ultimo suo film mi pare sia The Village… Vorrei riassumere le trame perchè trovo che c’è un percorso, quasi una filosofia, o per lo meno una linea di pensiero:
Il sesto senso: Un dottore sente e vede i morti, cerca di capire come sia possibile fino a che non scopre che in realtà è lui ad essere morto.
Unbreakable: Un uomo qualunque esce illeso da un incidente mortale, un rapina, e varie altre situazioni pericolose, un bizzarro “uomo di vetro” che ha dedicato la sua vita ai fumetti gli rivela che lui in realtà è un supereroe, e l’uomo di vetro il suo avversario.
Sign: un buon pastore rimasto vedovo scopre la venuta degli alieni nella sua tranquilla vita, sembra che l’umanità non abbia scampo quando la fissazione della figlia per i bicchieri d’acqua lasciati in giro gli rivela il punto debole del nemico.
The village: una tranquilla comunità vive nei boschi, minacciata dalla presenza di terribili creature. Fino a che la gelosia del matto del villaggio per l’amore tra il più bello e tenebroso e la figlia del capo, cieca, non sconvolge loro la vita: il bello e tenebroso resta ferito a morte, la cieca chiede di andare in città per prendere le medicine e tutta la comunità è costretta a rivelare di essere una costruzione fittizia di un gruppo di persone unite dal dolore e ritiratesi a vivere nei boschi lontano dalla società reale. La bella cieca attraverserà da sola la foresta, in cui non dimora alcuna creatura maligna, alla ricerca della strada per la città.
Lady in the Water: un custode di un condominio scopre una ragazza che fa il bagno in piscina di notte, di nascosto. Credendo che la ragazza stia annegando, la trae in salvo e si imbatte in realtà in una narf, una specie di ninfa, appartenente al regno delle acque, che è venuta sulla terra per incontrare un prescelto, dal loro incontro verranno grandi cambamenti per gli uomini e per le narf. Ma la ragazza è minacciata dalla presenza di una belva, sua acerrima nemica, che vuole ucciderla. Il custode si trova così ad aiutare la narf a incontrare il prescelto (lo stesso regista) e a trovare tutti i tasselli della storia perchè lei possa tornare a casa sana e salva.
La cosa interessante dei film di Shyamalan, presi singolarmente e nel loro complesso, è che sembrano un gioco a nascondino con la fantasia e con l’inconscio: vedi i morti, sei tu il morto, non parli più con dio, arrivano gli alieni, sei un mite ometto e invece no, sei un supereroe, fai l’eremita e inventi mostri fittizi per allontanare il mondo, e invece i mostri vengono da te, quelli veri, della follia, dell’odio e dell’amore. E infine sei un custode, con una tragedia nascosta nel cuore (al custode è stata sterminata la famiglia) e invece di un folle condominio americano ti ritrovi tra le mani Story, questo il nome della narf, niente di meno che la storia che cambierà il destino dell’umanità. Non è solo il fatto che i protagonisti non sappiano mai chi sono veramente, è anche che le storie, le avventure, non sono mai quello che dicono di essere. Così Sign è in realtà una celebrazione del cinema fantasy della guerra fredda, Unbreakable diventa una celebrazione del mondo dei fumetti e della passione degli uomini per i poteri immaginari, Lady in the Water finge di essere una storia fantastica ma è in realtà girato con due lire, con pochissimi effetti speciali, quasi teatrale, unica location, quasi unità di tempo, tanti personaggi ma tutti ruotanti intorno a Story. Insomma, una metafora della rappresentazione e della narrativa. Altro che fantasy, è una sorta di metastoria in cui è messo in scena il triste destino di story, l’invenzione e la narrazione, che ha bisogno del contributo di tutti i personaggi, che scoprano se stessi e facciano la propria parte, per poter continuare a vivere.
Sotto questa prospettiva, Shyamalan conferma di essere un autore moderno, il suo interesse è focalizzato non già dalla fantasia quanto dalla capacità di produrla, non dalla storia ma dalla narratività. Detto ciò, il film non è un granchè, alcuni personaggi/macchiette sono fastidiosi (soprattutto la cinese con vocina petulante cui è assegnato il compito di raccontare quasi tutto), è tutto molto parlato, come ci si aspetterebbe da un’opera teatrale. Solo che è cinema, e quindi l’idea era buona ma è riuscita a metà.
Peraltro ho il sospetto che il senso di disagio provato davanti ad altri suoi film, come Sign o The Village (tradotto: mi hanno fatto cagare) sia dovuto proprio a questo: usano il cinema ma non sono cinema. Sono fantastiche storie di introspezione.
I film citati:
Il diavolo veste Prada
Lady in the Water
The Village
Sign
Unbreakable
Il sesto senso
Il regista:
Shyamalan
Sono tornata per una due giorni in famiglia. Abbracci baci braci e abbracci, c’è un carico di affetto inespresso che si fa parola, lasagna e busta della spesa carica di prelibatezze. Mia madre non fa passare nemmeno un minuto senza un degno ricordo culinario da imprimere nel cervelletto e nell’intestino.
Qui il mercato del sabato mattina è come al solito foriero di buoni acquisti. Questa volta però solo cose utili: mutande, calzini per noi e per gli uomini di casa, reggiseni (4 di marca, 30 euro, perfetti addosso). Dopo la spesa familiare saccheggio il discount dei prodotti da bagno. Un dentifricio 0.65 euro. No, dico, 0.65! per non parlare di shampoo, bagnoschiuma, crema per il corpo, borotalco, crema da barba… ho fatto incetta. Spesi 20 euro, risparmio complessivo sui prezzi di Roma: 15 euro. Un record difficile da battere.
Breve percorso turistico cittadino e poi passeggiata con amica, sabato pomeriggio. Prese dalle chiacchiere e dalla smania di rinnovamento siamo andate insieme dal parrucchiere. A parte che è entrato un marcantonio mentre ci insaponavano la testa che sembrava uscito da blade runner, abbiamo immaginato con grande spasso la donna che può accompagnarcisi…. Ma dopo due ore di cazzeggio, letture amene, chiacchiere da parrucchiere, arrivo al mio taglio e al fidato antonio chiedo: mi dicono che sembro una francesina anni ’70, per piacere, portami nel 2000. Antonio non ha bisogno d’altro. E crea. Un artista del suo calibro lo finanzierei: a Roma farebbe faville e soldoni. Esco con un’altra vita in faccia. Al modico costo di 13 euro. Mi vergogno quasi a pagarlo così poco. Quando in capitale mi spellano.
Degna conclusione della serata, pizza e birra con gli amici. Con piacevole sorpresa: alla solita compagnia si aggiungono new entries, senza contare me, che faccio la new entry ogni volta che torno a casa.
Grande spettacolare finale con pennichella domenicale mentre il sole dell’immensa piazza su cui mi affaccio inonda di colore il soggiorno di casa.
Certe volte, in testa, c’è solo una melodia remota che rintrona e fa sorridere.
web project manager, web designer and user-interaction expert, more or less... profile on linkedin