Web relazionale

26 gen 2006 In: riflessioni

Questa volta lo so cosa è successo. Trascinati nelle pieghe di un pensiero infantile, che come l’infanzia è un pensiero che gioca con le cose pericolose e qualche volta in virtù di ciò scopre un modo nuovo di usare la forchetta, come faceva Chaplin in Il Monello, come tante volte anche Totò ha provato, dicevo trascinati da un pensiero infantile siamo rimasti ore attorno a una tavola imbandita, a parlare con il signor F di come si potrebbe, volendo, ricreare un universo di interazioni naturali sul web (vedi il blog di Blimunda). Io scherzo, mi dibatto dietro la banalizzazione del concetto di dinamico, e tento la via della carta, il disegno aiuta sempre a capire quando una parola non è chiara. L’immagine domina il verbo, anche se parli la stessa lingua e così, scherzando e mangiando, mi rendo conto che non parliamo affatto la stessa lingua. Nessuno dei commensali in realtà. Stimolati da quel pensiero infantile, abbiamo cominciato a rincorrere la bellezza di un’idea, ognuno a modo proprio. Chi dietro al nonno narratore che ha sbandierato nella piazza rossa, chi rincorrendo impossibili ritorni al concreto e allo stomaco. Io a un certo punto ho cominciato a perdermi dietro a un’idea: pensare al web come a una macchina intelligente, un’a.i. che risponde alle tue domande in modo colloquiale e qualche volta è capace di sorprenderti. E allora perché no? Magari un sito, un blog, dove tu sei, che registra i tuoi ingressi, sa quando sei arrivato e dove hai guardato, dove sei andato a leggere e cosa invece hai scartato, e dopo un numero di visite, dopo che ci siamo conosciuti, mi hai letto, hai rincorso le mie pagine aggiornate o no, questo blog reagisce a te, che leggi. Tu osservi e io ti rispondo. Immediatamente. Magari mostrandoti all’improvviso un link che prima non c’era, aprendoti una porta in più, un canale diverso, che gli altri non potranno vedere se non arrivando alla nostra stessa intimità. Come quel gatto virtuale che faceva le fusa al primo accenno di carezze. Chi potrebbe più farne a meno?
Se questa sia una nuova frontiera della programmazione, un vagheggiamento o la scoperta dell’acqua calda, non lo so. Io l’ho detto. Qualcuno lo ha fatto?

Ho avuto una visione

16 gen 2006 In: riflessioni

Non lo so che cosa ho mangiato, non so nemmeno se è dipeso da uno stato di suggestione ipnotica o da chissà quale strano percorso mentale, che stanotte pure mi ha portato su piste ciclabili ghiacciate, nel sogno, alla ricerca di un’università impossibile, a Formicola, un’ateneo all’inglese con tanto di prato verde in mezzo ai ruderi a due passi dal centro di Lecce, ma dentro il casertano. Ora, ripeto, non lo cosa mi ha fatto bene o male, ma a un certo punto stanotte mi si è aperta la mente e ho cominciato a pontificare sulle mie passioni e più veloce della luce ho tirato giù, in ordine, una nuova filosofia del design contemporaneo, un’idea vaga da realizzare con martello e chiodi o carta e matita, a seconda, e una nuova visione del web.

Vado per ordine, altrimenti non ci capiamo. Ho seguito un percorso incerto attraverso un’idea ossessiva che ho: mi piace immaginare la composizione di spazio e non-spazio, nel senso di pieni e vuoti, ambienti per ospitare e oggetti che vogliono essere ospitati. Così, seguendo i percorsi della mia fantasia, ho immaginato uno spazio popolato solo da oggetti che si trasformano autonomamente o mutano in base alle nostre evoluzioni mentali e fisiche. Solo adattabile, lo spazio può corrispondere alle nostre emozioni, e solo adattabile l’oggetto può resistere alla distruzione del tempo consumistico in cui siamo immersi. Ho pontificato. Lo so. Mi sto anche un po’ mettendo in cattedra. Però a pensarci l’idea mi piace, mi alletta come fosse uno di quei pranzi che danno soddisfazione, la scoperta della relatività, una scopata unica o i primi passi di un figlio… che ne so, ho manie di grandezza, almeno nella fantasia lasciatemele coltivare.

E poi sono andata avanti. Non mi è bastato riscrivere il design come una teoria degli oggetti. Ho preso a seguire percorsi paralleli sul web. Ho pensato che è bello e estremamente funzionale il nuovo sistema operativo della apple, il mac os X?, anche se non corrisponde ancora pienamente all’idea che mi sono fatta di come dovrebbe reagire la macchina alla mia presenza per essere un apparecchio emozionale. La mia scrivania dovrebbe essere come una lavagna, su cui scrivere appunti, lasciare il segno delle navigazioni, portare le immagini che vado conservando, e comporsi ogni volta come a me serve e piace. Ci vorrebbe una specie di software editore che mi consentisse di comporre il mio desktop come una finestra virtuale sulla mia memoria. E questa dovrebbe essere condivisa in rete come un blog, ma evoluto: ognuno un giorno ospiterà i propri pensieri sul proprio computer, senza passare attraverso un server, trasmettendo in chiaro l’immagine di un desktop e di un diario o di quanto altro vorrà condividere della propria conoscenza. E il sistema funzionerà come funzionava napster, come funzionano i programmi per il file sharing, solo che anziché scaricare musica o filmati illegalmente, scaricheremo legalmente emozioni. E sarà il modo in cui il computer entrerà a far parte del nostro spazio privato, come del privato entrano oggi a far parte gli oggetti, gli spazi fisici, gli abiti, e quanto altro un tempo era condiviso con la comunità. E ci saranno anche spazi virtuali condivisi, come esistono oggi comunità e blog condivisi. Ma sarà sempre all’insegna di un’idea di web più ampia e complessa di quella attuale. Una sorta di broadcast personale e pubblico di noi stessi. La prima interazione mediata non è tra noi abitanti del villaggio globale, ma tra me e il mio pc. Il blog ha abbattuto una prima parte della barricata, adesso non resta che buttarla giù completamente e dare nelle mani di ciascuno questo strumento di rappresentazione del mondo che è il web. Ah, sorte ingiusta e meschina. Se solo sapessi programmare informaticamente questi miei programmi ideali, adesso siederei accanto ai creatori di google…

Donne con i coltelli

28 dic 2005 In: riflessioni

Ho fatto il percorso a ritroso, stamattina, nella storia della mia fantasia, passeggiando sulla strada verso il lavoro e ho notato una piega progressiva che mi porta al racconto medio-lungo, una predilezione per le tematiche del tempo e un segno preoccupantedi una devianza o forse preferenza, se non sessuale, fantasiosa, per i racconti che parlano di donne che uccidono i propri compagni. Per amore, per gelosia, per follia. Qualcun altro arriverà a breve, pescato dal mio archivio, tra le pagine di immagino, e qualche barlume di una vecchia ispirazione mi si è rifatto vivo, per ricordarmi una storia che stavo per scrivere e poi si è trasformata in un’altra cosa.Questo mi dà da pensare:
1) che non conosco una parola per indicare le donne che uccidono i mariti (uxoricida sì, esiste, ma al contrario com’è? antropicida?)
2) che questi allegri pensieri di morte programmata che nel tempo ho accumulato sul mio hard disk son venuti fuori sempre quando stavo abbastanza bene, non odiavo nessuno, nessun uomo mi faceva soffrire al punto di esternalizzare raccontando le vicende di altri, quindi la psicologia base o da quattro soldi non basta a spiegare
3) che ci potrei fare una raccolta e intitolarla: “lei uccide lui”, oppure, “coltelli rosa”, oppure, “tesoro, ti amo, muori…”, e mille altri titoli che mi son venuti in mente (approposito: io aprirei una caccia al titolo)
4) che se è vero che chi racconta prova il piacere di quello che fa nelle parole che adopera e nelle storie che imbastisce, allora il mio piacere è macabro e non corrisponde a un mondo che vorrei, o forse sì, quindi amore mio statti accorto
5) e questo è l’ultimo pensiero, che 5 per me è il numero perfetto, ed è: chissà se è normale il fatto che raccontando sempre la stessa storia io abbia scelto proprio quella di eva che fa fuori adamo… forse cercavo una storia non scritta. magari questa di eva la scrivo sul serio…

ps: un’altra storia che mi resta infissa come un chiodo nella testa è quella di orfeo che perde euridice, o se vogliamo dirla meglio, di euridice che se ne va nel suo regno di oblio mentre orfeo resta nella luce, vivo ma solo… e le donne della tracia lo spezzettano… in fondo un po’ è colpa di euridice… forse è ancora la storia di prima…

ps 2: non mi sono dimenticata di quello che avevo detto tempo fa, sulla mia scrivania sto cercando un posto per il quaderno dei desideri

ps 3, per manu: forse il problema con antonia è proprio che lei si ammazza, e lui torna alla sua vita, magari è questo che me la ispira poco, se lei ammazzasse lui, forse….

Last chance

20 dic 2005 In: riflessioni

Sbrigatevi, che state aspettando? l’ultima possibilità per fare acquisti on line è questa, oggi, adesso, entro i prossimi 15 minuti. Natale arriva e vi troverà impreparati. La caccia al regalo vi stressa? acquistate on line. Ma se non volete rischiare che il dono arrivi più tardi del pendolino roma-reggio calabria, fate il vostro acquisto ora. AVETE CAPITO?

Sono stressata, molto stressata. Si vede? Sono così stressata che non ho nessuna voglia di fare acquisti. Ma non è che non so cosa regalare. Non voglio proprio spendere! M’è tornata la manina, dico, ma tra me e me penso che la manina ce l’ho sempre avuta e per un breve brevissimo e intenso istante piccolissimo ho goduto a scialacquare e a regalare e ho pensato che fa sempre piacere poter fare un dono agli amici e amori e regalare quello che piace loro. Ora è passato. Non solo non mi va di fare regali, ma proprio non mi va di pensarci. Volete andare in viaggio, leggere, guardare film, ascoltare musica e pavoneggiarvi davanti allo specchio? fatelo, ma non coinvolgetemi! E non è nemmeno che non so cosa regalare. Proprio non riesco a pensarci, non mi concentro nemmeno pre 3 secondi di fila, vorrei regalare il tempo. Ecco. Questa è l’unica cosa che vorrei regalare a tutti. Tempo. Non vale sostituire con un orologio. Ma siccome vorrei innanzitutto regalarlo a me, questo tempo, penso che non sprecherò the last chance che ho di accoccolarmi sulle lancette e cullarmi nei secondi che passano. Andatevene al diavolo. Voi, il natale e gli anni che passano.

Bloccate questo!


NESSUNO TOCCHI I BLOG

Twitter Updates

    Find Me On

    Read me on

    More about Lo schermo desiderante

    My Anobii library

    My Etsy Favorites