Orfeo, Euridice ed io

2 mar 2006 In: pensieri

Contravvenendo alle regole che mi sono data, affianco il racconto stavolta con un pensiero. Questo lo scrissi quando buttai giù questo dialogo/racconto su Orfeo ed Euridice. In realtà sul mito greco a me sarebbe sempre piaciuto riuscire a scrivere qualcosa di più esteso. Poi una volta mi sono imbattuta in una poesia di Rainer Maria Rilke, e l’immagine di Euridice “divisa come un’ultima ricchezza” mi ha tolto di gioco. Le parole che seguono sono ovviamente una parte del mio pensiero. Che in un altro momento metterò per iscritto. Perché su Orfeo e Euridice ho pensato molto. E non ho ancora finito di pensarci.

“………………
il mito di orfeo ed euridice: a un certo punto ho capito. così semplice è il significato del mito, che quasi spaventa, atterrisce. “orfeo, non voltarti indietro”. Lo dice chiaramente: orfeo troverà la sua donna solo guardando avanti, verso la vita, senza adagiarsi triste e ansioso sul passato, come dire che ogni donna può essere euridice, perchè non importa la lucentezza dei capelli o il candore della pelle, non importa il sembiante, come direbbero i colti, ogni donna è bella esattamente come euridice se quella donna è la donna di orfeo e ogni uomo è orfeo, per cui un mondo nasce dalle parole e muore in esse, ma solo la creatura cui furono dedicate può dare vita e sostanza. orfeo si volta, torna sui suoi passi, ed euridice è così condannata a restare pallida figura di una donna che fu e non è più. le donne uccideranno orfeo non per invidia o per disperazione, ma perchè orfeo è il demone della sterilità, del rimpianto, dell’attaccamento alla bellezza leggera e sfumante che non lascia alle donne più fiato di un solo tiepido respiro.”

Questo non è un dizionario

26 feb 2006 In: pensieri

Il mio oroscopo di internazionale oggi dice che il tipo di parole che userò condizionerà la riuscita e la stessa selezione delle mie esperienze. A tal proposito mi sprona a tirare giù una lista delle parole che possono farmi sentire meglio, e propone “mellifluo, rigoglioso, melodia, luminoso, ondulato, rinfrescante, venerazione, primordiale, scintillio”… Devo dire che mi sento già meglio. Mi sembra di respirare. Rin-fre-scan-te. Sento l’aria nuova che entra e profuma di gelsomini. Mio dio che retorica. Re-to-ri-ca. Puzza di pantofole e polvere. Pri-mor-dia-le. Qualcosa che ha a che fare con l’inizio, l’esser primi, l’essere antichi. Scin-til-li-o. Una luce, ma non diffusa e nemmeno improvvisa, una specie di scoppiettante fiochissimo barbaglio continuo, uno scintillio appunto. La mia preferita è una rigogliosa e ondulata melodia, come l’ultimo album dei Radiodervish, un suono che viene dalle piume variopinte degli uccelli.
Allora, la lista:
Cristallino
Ardore
Abbacinante
Simpatetico
Arzigogolato
Lucido
Senziente

La riempiamo? potrebbe essere utile in tempi in cui l’italiano non è un luogo comune e la fantasia si inchioda sul peso di una sola parola, sconfitta.

Web relazionale

26 gen 2006 In: pensieri

Questa volta lo so cosa è successo. Trascinati nelle pieghe di un pensiero infantile, che come l’infanzia è un pensiero che gioca con le cose pericolose e qualche volta in virtù di ciò scopre un modo nuovo di usare la forchetta, come faceva Chaplin in Il Monello, come tante volte anche Totò ha provato, dicevo trascinati da un pensiero infantile siamo rimasti ore attorno a una tavola imbandita, a parlare con il signor F di come si potrebbe, volendo, ricreare un universo di interazioni naturali sul web (vedi il blog di Blimunda). Io scherzo, mi dibatto dietro la banalizzazione del concetto di dinamico, e tento la via della carta, il disegno aiuta sempre a capire quando una parola non è chiara. L’immagine domina il verbo, anche se parli la stessa lingua e così, scherzando e mangiando, mi rendo conto che non parliamo affatto la stessa lingua. Nessuno dei commensali in realtà. Stimolati da quel pensiero infantile, abbiamo cominciato a rincorrere la bellezza di un’idea, ognuno a modo proprio. Chi dietro al nonno narratore che ha sbandierato nella piazza rossa, chi rincorrendo impossibili ritorni al concreto e allo stomaco. Io a un certo punto ho cominciato a perdermi dietro a un’idea: pensare al web come a una macchina intelligente, un’a.i. che risponde alle tue domande in modo colloquiale e qualche volta è capace di sorprenderti. E allora perché no? Magari un sito, un blog, dove tu sei, che registra i tuoi ingressi, sa quando sei arrivato e dove hai guardato, dove sei andato a leggere e cosa invece hai scartato, e dopo un numero di visite, dopo che ci siamo conosciuti, mi hai letto, hai rincorso le mie pagine aggiornate o no, questo blog reagisce a te, che leggi. Tu osservi e io ti rispondo. Immediatamente. Magari mostrandoti all’improvviso un link che prima non c’era, aprendoti una porta in più, un canale diverso, che gli altri non potranno vedere se non arrivando alla nostra stessa intimità. Come quel gatto virtuale che faceva le fusa al primo accenno di carezze. Chi potrebbe più farne a meno?
Se questa sia una nuova frontiera della programmazione, un vagheggiamento o la scoperta dell’acqua calda, non lo so. Io l’ho detto. Qualcuno lo ha fatto?

Ho avuto una visione

16 gen 2006 In: pensieri

Non lo so che cosa ho mangiato, non so nemmeno se è dipeso da uno stato di suggestione ipnotica o da chissà quale strano percorso mentale, che stanotte pure mi ha portato su piste ciclabili ghiacciate, nel sogno, alla ricerca di un’università impossibile, a Formicola, un’ateneo all’inglese con tanto di prato verde in mezzo ai ruderi a due passi dal centro di Lecce, ma dentro il casertano. Ora, ripeto, non lo cosa mi ha fatto bene o male, ma a un certo punto stanotte mi si è aperta la mente e ho cominciato a pontificare sulle mie passioni e più veloce della luce ho tirato giù, in ordine, una nuova filosofia del design contemporaneo, un’idea vaga da realizzare con martello e chiodi o carta e matita, a seconda, e una nuova visione del web.

Vado per ordine, altrimenti non ci capiamo. Ho seguito un percorso incerto attraverso un’idea ossessiva che ho: mi piace immaginare la composizione di spazio e non-spazio, nel senso di pieni e vuoti, ambienti per ospitare e oggetti che vogliono essere ospitati. Così, seguendo i percorsi della mia fantasia, ho immaginato uno spazio popolato solo da oggetti che si trasformano autonomamente o mutano in base alle nostre evoluzioni mentali e fisiche. Solo adattabile, lo spazio può corrispondere alle nostre emozioni, e solo adattabile l’oggetto può resistere alla distruzione del tempo consumistico in cui siamo immersi. Ho pontificato. Lo so. Mi sto anche un po’ mettendo in cattedra. Però a pensarci l’idea mi piace, mi alletta come fosse uno di quei pranzi che danno soddisfazione, la scoperta della relatività, una scopata unica o i primi passi di un figlio… che ne so, ho manie di grandezza, almeno nella fantasia lasciatemele coltivare.

E poi sono andata avanti. Non mi è bastato riscrivere il design come una teoria degli oggetti. Ho preso a seguire percorsi paralleli sul web. Ho pensato che è bello e estremamente funzionale il nuovo sistema operativo della apple, il mac os X?, anche se non corrisponde ancora pienamente all’idea che mi sono fatta di come dovrebbe reagire la macchina alla mia presenza per essere un apparecchio emozionale. La mia scrivania dovrebbe essere come una lavagna, su cui scrivere appunti, lasciare il segno delle navigazioni, portare le immagini che vado conservando, e comporsi ogni volta come a me serve e piace. Ci vorrebbe una specie di software editore che mi consentisse di comporre il mio desktop come una finestra virtuale sulla mia memoria. E questa dovrebbe essere condivisa in rete come un blog, ma evoluto: ognuno un giorno ospiterà i propri pensieri sul proprio computer, senza passare attraverso un server, trasmettendo in chiaro l’immagine di un desktop e di un diario o di quanto altro vorrà condividere della propria conoscenza. E il sistema funzionerà come funzionava napster, come funzionano i programmi per il file sharing, solo che anziché scaricare musica o filmati illegalmente, scaricheremo legalmente emozioni. E sarà il modo in cui il computer entrerà a far parte del nostro spazio privato, come del privato entrano oggi a far parte gli oggetti, gli spazi fisici, gli abiti, e quanto altro un tempo era condiviso con la comunità. E ci saranno anche spazi virtuali condivisi, come esistono oggi comunità e blog condivisi. Ma sarà sempre all’insegna di un’idea di web più ampia e complessa di quella attuale. Una sorta di broadcast personale e pubblico di noi stessi. La prima interazione mediata non è tra noi abitanti del villaggio globale, ma tra me e il mio pc. Il blog ha abbattuto una prima parte della barricata, adesso non resta che buttarla giù completamente e dare nelle mani di ciascuno questo strumento di rappresentazione del mondo che è il web. Ah, sorte ingiusta e meschina. Se solo sapessi programmare informaticamente questi miei programmi ideali, adesso siederei accanto ai creatori di google…

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web project manager, web designer and user-interaction expert, more or less...

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