…il punto in cui la terra sembra infinita e varia come le generazioni quando si incontrano
Stamattina andando al lavoro pensavo che vorrei che ovunque si potesse arrivare a Roma con i mezzi pubblici, che pagherei volentieri una cauzione per una tessera bus ricaricabile su cui mettere abbonamenti ma anche cash da usare per biglietti sparsi e scontati, quando non mi abbono, che vedrei bene il traffico vietato ai mezzi privati, che oltre il car sharing in questa città ci vedrei bene uno scouter-sharing. Camminavo verso il lavoro e pensavo che non è giusto che si imbrattino i muri dei palazzi storici, ma che certe brutture con un bel graffito acquistano senso, che il musicista che suona all’angolo di una strada non è un mendicante, che la bellezza non ha un prezzo, come l’aria, l’acqua e la luce del sole. Sono arrivata in ritardo a lavoro. Mi sono persa a passeggiare altrove.
[uno dei "cartelli" della Tate Modern, Londra 2010]
Io lo so che nell’infinita schiera di omaggi e ricordi, questo mio potrà sembrare retorico e banale. Ma questo non è un ricordo, o meglio non solo. Perché 3 giorni fa, senza sapere ancora che Scarpelli se ne sarebbe andato, avevo inviato una mail con la sigla di questo film, a sottolineare un momento che andava suggellato con la degna colonna sonora, e con il mio compagno la sera prima avevamo riso a lungo sulle altisonanti parole di cotanta specie di cavaliero. E in questi giorni “Branca branca branca” è il ritornello che mi accompagna al mattino, perché l’Italia tutta mi pare che vada avanti così, nell’insensata marcia verso le crociate, banda di mendicanti e di straccioni appresso a un cavaliere senza titolo e a un prete che alza la sottana per correr più veloce.
Ecco, e quindi l’omaggio Scarpelli, così, retoricamente, come mi viene.
Pietro, figlio di Gaetano, padre di Marina, guida matematica e spirituale dei suoi numerosi allievi che hanno posato le loro suole sulla polverosa terra del ginnasio casertano, usa raccontare codesta parabola ai suoi discepoli, figli e amici:
Nei lontani anni ‘70 un professore di matematica si poteva laureare in due modi: nel modo canonico, studiando su libri e numerosi fogli di calcolo generati a penna, e nel modo nuovo, studiando su libri e numerosi fogli di calcolo traforati per far svolgere a computer grossi come elefanti un solo semplicissimo compito. Quel che può fare un computer è quel che un uomo riesce a immaginare di fargli fare. Il computer è un ciuccio veloce. Se può fare tutto o quasi è perché qualcuno gli dice cosa fare. Bisogna vedere chi glielo dice, se è più o meno ciuccio di lui. Read the rest of this entry »
C’era una volta un televisore triste che non riceveva mai sorrisi e saluti entusiasti dai passanti del mio soggiorno.
Un bel giorno questo televisore incontrò un decoder sky e l’offerta che lo accompagnava rendeva la loro unione piena di soddisfazioni: 20 euro al mese per il cinema e tutti i canali di mondo. Il televisore era veramente soddisfatto: ora tutti gli sorridevano e lo adoravano e si divertivano un mondo a giocare con i suoi telecomandi. Nei primi mesi le combinazioni di tasti erano tante e soddisfacenti. Poi nel tempo le combinazioni di tasti si andarono riducendo e sul televisore iniziarono a passare sempre gli stessi canali, i sorrisi erano ancora ampi e sereni, ma una leggera inquietudine offuscava gli sguardi: l’offerta piano piano era sparita e la bolletta era cresciuta senza controllo. Read the rest of this entry »
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