In attesa della prossima buona notizia

17 dic 2010 In: musica

La buona notizia

24 set 2010 In: pensieri

strada di Londra

In tempi di crisi, roghi e maxi-multe, ne avrei di cose belle da raccontare. Perché in giro intorno a me il clima si va oscurando e le facce si allungano nel pensare a quanto ancora durerà il venerdì, e i quotidiani aggiornano continuamente le pagine on line con notizie di liti in parlamento e fuori, brutte fotografie di brutte starlette, consolatorie ricerche scientifiche sulle manie contemporanee (tipo questa). E a me, nella mia pausa di lettura post caffè è tornata in mente la buona notizia. Quella ad esempio che mi ha raccontata un’amica qualche giorno fa. Mi diceva:

“sembra una delle buone notizie di Report, hai presente? come se adesso uscisse la Gabanelli e dicesse: E ora per le nostre buone notizie vi raccontiamo la storia di G..” Read the rest of this entry »

Il tempo che ci va

17 set 2010 In: grafica

Riprende l’angolo del faidate su questo sitarello con un nuovo sfondo per il desktop. Non ricordo neppure più se ho seguito un tutorial o se invece sono andata a ruota libera. Però l’ho disegnato, e questo è già qualcosa.

sfondo_desktop2

Con l’occasione dico che ci va il tempo che ci va a fare queste cose. Come per scrivere un racconto, per comporre origami o ridipingere casa. Poi un giorno apri la porta e scopri che sembravi fermo immobile da immemorabile eternità, e invece stavi lì che creavi piccole cose che piacevano solo a te. Forse pure a qualcun altro, ma non è quello che conta.

ps: il sito si sta lentamente aggiornando, sono ancora alla ricerca di qualcosa che gli stia bene senza rifare tutto il tema. abbiate pazienza

Io sono un provocatore politico

15 set 2010 In: pensieri

Bandiera_italiana

A leggere certe cretinerie che solo da noi succedono viene voglia di avere un moto di indignazione, di affacciarsi alla finestra e gridare che sì, questo paese merita il collasso, oppure di offendersi e marciare, oppure di non fare nulla, perché pure per avere un’informazione sugli esami clinici che è possibile fare al policlinico Umberto I di Roma bisogna riferire “chi ti manda”.

A leggere certe cretinerie alla fine mi sono convinta che nel tempo in cui io marciavo durante le grandi manifestazioni di piazza per difendere i diritti dei lavoratori e dei ricercatori e degli studenti e…, altri uscivano con gli amici dei piani alti e si mettevano d’accordo su dove piazzare questo e quello. E quando ci siamo impegnati ad essere cittadini onesti, abbiamo scoperto che la burocrazia era fatta per noi. Per tutti gli altri c’erano gli scivoli fiscali.

Allora, se nulla ha un peso sufficiente a bilanciare questa altalena di ingiustizie e cretinerie, non l’onestà, non lo studio né il lavoro, non il senso di responsabilità né la voglia di rimboccarsi le maniche, se ogni passo che facciamo ci avvicina sempre di più al baratro di un futuro terzomondista ormai fulgido e chiarissimo (sono mesi se non anni che dico che sembriamo un paese del sudamerica di 15-20 anni fa), perché la prima cosa che penso è che a leggere certe cretinerie mi vien voglia di protestare?

Perché mi piace troppo dare fastidio. E a me l’idea di dare fastidio a quelli che per difendersi il loro orticello sono disposti a sputare sull’Italia, sull’Europa e pure sulla mamma se serve, mi da troppa soddisfazione.

Propongo di indossare tutti una bandiera. Non per spirito di patriottismo, non l’ho mai avuto, penso all’Europa, io, alle federazioni del mondo, alla federazione intergalattica. Ma per dare fastidio a quelli che pensano che se sono nati in un posto ne sono proprietari e  che una nazione è qualcosa che si possa comprare con le tasse. Per dare fastidio a quelli che per non riconoscere la società civile come atto di compromesso e di comunione tra gli esseri umani si fanno le leggine personali, e pensano pure che non ce ne accorgiamo. Io me ne accorgo anche quando voto. Ma a questo punto me ne voglio accorgere quando non voto. Perché sono un provocatore politico. Almeno ambisco.

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