Stato di calma apparente

8 gen 2008 In: musica

Inizio d’anno piuttosto musicale e anzicheno. Il caro vecchio stereo continua a fare il suo dovere ma presto verrà soppiantato da un cugino più forzuto, più fico e più sciupafemmine. Merito del sor cicconi che ha finalmente trasferito tutta la sua discoteca musicale in una magnifica libreria che hanno contribuito a far crescere marcovaldo e controra di tre ripiani e un portacd (li si ringrazi pubblicamente). Read the rest of this entry »

Shimizè

17 dic 2007 In: racconti, riflessioni

Venerdì di scrittura, sabato di regali e domenica di amici. E finalmente ho prodotto qualche altro frammento di testo da leggere, sempre grazie al nostro insegnante, che non difetta nè di giovinezza nè di sapienza.

In brevissimo il nuovo esercizio consiste in questo: prendi delle parole inventate e scrivi un racconto con queste parole, costringendoti a non essere didascalici e troppo espliciti, facendo uno sforzo di comprensibilità. Lo scopo è farsi capire pur parlando una lingua inventata. Ciò che renderà più leggibile il tuo testo sarà il co-testo… e qui si fermano le spiegazioni e si passa ai piccoli brani. Peraltro, avete mai fatto caso: brani, sbranare? Parole con la stessa radice, che traducono perfettamente i mourceau di Derrida (mi pare fosse Derrida che ne parlava): lacerti di testo che sono (forse) l’unica forma possibile del testo nella letteratura contemporanea… Read the rest of this entry »

Abecedario

23 nov 2007 In: racconti, riflessioni

Secondo giro di valzer con gli esercizi di scrittura. Non sono più il ghepardo di una volta e ci ho messo una settimana per scrivere venti righe, che nemmeno avessi dovuto scrivere la divina commedia.

E siccome il risultato è scarsino vi faccio leggere un pezzetto che avrei dovuto consegnare la scorsa settimana e che invece ho inviato proprio stamattina. Questa volta la traccia è: prendi le lettere del tuo nome e cognome e scopri nella natura grafica e nel suono qualcosa che ti riguardi. Più o meno.

ecco il mio abecedario semantico:

m è un cammello che si allontana su e giù tra le dune, ondeggia solo lungo un vasto orizzonte, ma con calma, il panorama merita.
a è la danza del vento, quel intrico di foglie e rami secchi che si arrotola nella bufera, popola il mio nome come tanti residui di natura che non se ne vogliono andare.
La r è il ruscello, il panta rei, la natura liquida delle idee.
La i è l’acuto, il punto più alto su cui mi arrampico come su una corda, ma è anche un monito una freccia puntata che mi indica il cielo.
La n è il gemello, il compagno, lo specchio in cui la mano si raddoppia. Ha il potere di tenere insieme e moltiplicare le prospettive.
Due c raccontano il cicaleccio delle donne ai margini delle strade, un richiamo continuo di voci che si rincorrono, che mi ricordano perché mi piace scrivere, mi ricordano dov’è nata questa fantasticheria, sotto la quercia di fronte casa, durante i cieli stellati d’estate, mentre gli anziani sedevano all’aperto.
Verso la fine arriva d, la lettera imperfetta: il suono nasale di chi non riesce a parlare, la grafia di una coppia male assortita, l’alto e il basso, il grasso e il magro, l’insieme di qualcosa che è difficile tenere insieme.

ps: l’onomanzia di mia sorella s’è avverata. cadrai colpirai. infatti stamattina ha investito una cadendo… fosse che fosse la volta buona che si avvera pure la mia? magari smetto di dire cazzate e mi metto a scrivere sul serio

Miriadi in cra cra

13 nov 2007 In: racconti, riflessioni

Ho iniziato finalmente il corso di scrittura creativa dell’Upter, e da subito a spiegarci che la scrittura creativa non esiste, che al massimo esiste la ricombinazione creativa della scrittura. vabbè, sono d’accordo. In fondo a me mi viene l’orticaria quando mi dicono che sono “una creativa”, ma non ho ancora capito se è per il risolino che si fanno sotto i baffi o se per il fatto che lo dicono ogni volta che me devono da’ ‘na sola… Comunque. Abbiamo gli esercizi, come a scuola. Io uno non l’ho fatto, adesso vedremo, se riesco a racimolare qualche istante tra uno spostamento e l’altro. Però questo dell’onomanzia devo farvelo leggere.
Dovrebbe essere un modo per interpretare nel nome un destino e una personalità. Dal mio io capisco che sono megalomane e ironica. Per cui non si sa bene se mi fa peggio la megalomania o l’ironia. Funziona così:
si anagramma il nome, le parole di senso compiuto che ne escono sono la nostra traccia. Io ne ho trovate varie, di formule magiche. La prima è il titolo di questo messaggio. Altre due sono nel testo che segue, una all’inizio, una alla fine. E il bello è che si annullano a vicenda.
Devo chiedere a mia sorella se mi posta le sue nei commenti. Perchè fanno scompisciare dalle risate…

Dir i carmi arcani. Parlare una lingua magica che abbia il potere di ripresentare il vero, una parola che addolcisce i dolori nel suono e li rende cari all’udito, e una parola che raccoglie il mistero dal profondo dell’antro della divinità e lo consegna alla luce. Ma le parole non ti appartengono, nascono e muoiono in un altro tempo, e tu che con la lingua e la penna rincorri continuamente il senso di questo dono imperfetto, ti sforzi di dire, ti sforzi di essere colei che dice, come la sibilla sulle foglie al vento, come a Cuma, ma senza dio, oggi. infine le parole sfuggono, volano via, si frantumano in frammenti irrisolti, sillabe, vocali, p, z, di nuovo volano via e tu infine, solo, rimani carica di R.

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